
18 Mar Intervista con Anna Granata
In una bella intervista televisiva insieme alla sorella Elena, ha sostenuto con energia e passione il concetto di “sorellanza” non associandolo semplicemente a legami di sangue, ma ad una cultura della cooperazione e del sostegno reciproco. Una forma di empowerment. La sorellanza nella vita privata e professionale può fare la differenza ed Anna Granata, professoressa di Pedagogia sociale e interculturale presso il Dipartimento di Scienze umane per la formazione “R. Massa” dell’Università di Milano-Bicocca, con i suoi libri e il suo attivismo civile (lei e le sue sorelle hanno accolto quarantadue minori stranieri non accompagnati) ci insegna ad essere sempre più forti e libere. Spesso questa libertà bisogna costruirsela con fatica. Fra i primi passi quello dell’autonomia economica.
Perché è nato e qual è il messaggio principale di “Ragazze col portafogli”? (Domanda della fondatrice Marie Madeleine Gianni)
“Ragazze col portafogli. Una pedagogia dell’emancipazione femminile” (Carocci 2024) è un libro su come possiamo educarci a essere libere, fin da bambine e per tutta la vita, a partire da azioni e gesti concreti: imparare a gestire il denaro, prendere la parola in un contesto pubblico, ricavarci un tempo e uno spazio tutto per noi, muoverci autonomamente in una città. Ragazze col portafogli siamo tutte noi, donne di ieri di oggi e di domani: solo insieme, generazioni diverse di donne, possiamo aiutarci a costruire percorsi di vita liberi, autonomi e sempre aperti al cambiamento.
Sei fiera del tuo lavoro? (Jasmin, 10 anni, partecipante al progetto IREN “Anche noi Reporter! “)
Grazie Jasmin per questa bella domanda! Amo moltissimo il mio lavoro, in particolare per tre motivi: il primo è la possibilità di avere sempre un contatto diretto coi giovani, i miei studenti e studentesse, che con le loro domande mi aprono sempre nuovi orizzonti; il secondo motivo è non smettere mai di studiare e imparare, leggendo libri, confrontandomi con tante persone e facendo ricerca; il terzo motivo riguarda i temi dei quali mi occupo, tutti di grande impatto sociale e politico come la parità tra uomini e donne, l’accoglienza di chi viene da lontano, la costruzione di una scuola dove ogni bambino e ragazzo possa sentirsi accolto e sognare il suo futuro.
Come esprimi la tua immaginazione, la tua creatività? (Domanda estratta da “L’Età di mezzo – Cambio pelle” progetto Pilota Reggio Emilia)
Esprimo la mia immaginazione soprattutto con le parole, nei numerosi incontri che svolgo settimanalmente in contesti pubblici. Per me non si tratta mai soltanto di affrontare un tema (ad esempio l’accoglienza, la parità, l’inclusione) ma di riflettere con gli altri su come trasformare una sfida in risorsa, un problema in opportunità. In questo periodo accompagno scuole di tutta Italia verso modalità creative di vivere tempi, spazi, modi di fare scuola. Anche questo per me è mettere all’opera la creatività per un bene comune.
Se avessi la bacchetta magica e potessi trasformare qualcosa di te, cosa sarebbe? (Domanda estratta da “L’Età di mezzo – Cambio pelle” progetto Pilota Reggio Emilia)
Mi piacerebbe avere maggiore disinvoltura con le lingue straniere, in modo da allargare il raggio della diffusione dei miei contenuti di ricerca e di dialogo con persone e luoghi lontani. Su questo aspetto penso che la scuola italiana potrebbe fare di più: crescere cittadini del mondo in grado di comunicare con tante persone diverse. Nella mia esperienza non è stato così e una bacchetta magica che mi trasforma in poliglotta sarebbe molto comoda!
C’è qualcosa che gli altri non sanno di te? (Domanda estratta da “L’Età di mezzo – Cambio pelle” progetto Pilota Reggio Emilia)
Gli altri non sanno di me che sono disinvolta su un palco e in uno studio televisivo ma in realtà riservata quando si tratta di confrontarsi in un piccolo gruppo. Siamo tutti fatti di personalità complesse e sfumate, è questo il nostro bello.
Tu hai un’amica o un amico diversa da te? Che cosa vi distingue? (Domanda estratta dal libro-progetto “Volo con te”)
Ho la fortuna di avere molti amici e amiche con storie molto diverse dalla mia. Vorrei citare la mia cara amica Fatima, che vive nel mio quartiere e che ho conosciuto nella scuola dell’infanzia frequentata dai nostri bambini. È originaria del Senegal, vive e lavora in Italia da tanti anni, eppure deve richiedere il permesso di soggiorno in Italia tra mille ostacoli burocratici ed economici. Vite simili e diritti diversi: vorrei che un giorno tutto questo fosse solo un lontano ricordo per il nostro Paese.

Accompagna la crescita di bambine e ragazze nella fase della preadolescenza attraverso strumenti di supporto allo sviluppo della consapevolezza di ciò che sono e di ciò che vogliono essere, fino alla libertà nelle loro scelte e azioni.